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venerdì 27 gennaio 2012

Gli ortaggi



Ovvero i prodotti dell’orto.
Ma quali sono? Quanti sono? Quando sono di stagione? E…Come utilizzarli al meglio?
Se mi seguirete, li scopriremo assieme.
Iniziamo subito col dire che gli ortaggi, sono delle piante che appartengono a specie coltivate diverse, che, con la loro ricchezza di vitamine, sali minerali, oli essenziali ed enzimi stimolano le funzioni più importanti del nostro organismo. Ogni verdura, possiede un sapore caratteristico, ed esercita un'azione stimolante per l'appetito.
Dal punto di vista gastronomico poi, gli ortaggi, possono essere cucinati in un' infinità di modi, facendo, però attenzione al tempo di cottura che non deve mai essere ne troppo lungo, ne troppo breve. Le verdure una volta cotte, devono mantenere il più possibile il loro colore originale e sopratutto devono rimanere croccanti. I loro colori, i profumi e i sapori che caratterizzano gli ortaggi, contribuiscono ad arricchire e completare le più svariate preparazioni di pasta, carne e pesce.
Per semplicità possiamo dividerli in:

cetrioli, pomodori, peperoni, melanzane…
cicoria, bietole, finocchi, spinaci…
carota, rapa, ravanello, sedano rapa…
cipolla, aglio, porro, scalogno…
fagiolo, pisello, fava, taccola…
carciofo, cavolfiore, broccolo…
patata, topinambur…

Forse non tutti sanno che: dopo la raccolta gli ortaggi subiscono un calo di vitamine, nonostante la conservazione refrigerata. Il motivo di ciò è da attribuire all'interruzione della loro attività metabolica, ne consegue che maggiore è il tempo trascorso tra la raccolta e il consumo, maggiore è la perdita dal punto di vista nutritivo.
Altra considerazione da fare è che mentre gli ortaggi surgelati hanno un calo di vitamina C circa del 20-30%, mentre le verdure in scatola, subiscono un calo dell'80%.
Ecco dunque il calendario delle verdure

MESI
VERDURE LEGUMI AROMI
GENNAIO
Bietole, broccoletti, carciofi, cardi, carote, cavolfiori, cavoli, cavolini di Bruxelles, catalogna, cicoria, cipolle, finocchi, indivia belga e riccia, lattuga, porri, radicchio rosso, rape, rosmarino, sedano, spinaci
FEBBRAIO
Bietole, broccoli, carciofi, carote, cavolfiore, cavolini di Bruxelles, cavolo rosso, cicoria, cipolla, finocchi, indivia riccia,lattuga romana, patate, porri, prezzemolo, radicchio di Castelfranco, di Chioggia, di Treviso, di Verona, radici amare, scarola, sedano, spinaci, verza
MARZO
Barbabietole, broccoli, broccoletti, carciofi, cavoli, cavolfiori, cipollotti, finocchi, insalate, melanzane, peperoni, porri, rape, sedano, zucca, zucchine
APRILE
Aglio, asparagi, broccoletti, carciofi romani, carote novelle, cipolline, cipollotti, coste, crescione, erba cipollina, fave, lattuga, maggiorana, menta, origano, ortica, patate novelle, piselli, ravanelli, sedano verde, spinaci, zucchine
MAGGIO
Aglio, asparagi, bietole, catalogna, carciofi romani, carote, cipolle, cipollotti, crescione, erba cipollina, fagiolini, fave, finocchio, fiori di zucca, patatine novelle, peperoni, ravanelli, rucola, sedano, zucchine
GIUGNO
Aglio, barbabietole, basilico, bietole, carote, cetrioli, cipolle bianche, cipollotti, fagioli, fagiolini, fave, patate novelle, peperoni, piselli, pomodori, ravanelli, rucola, sedano verde, zucchine
LUGLIO
Bietole, basilico, cipollotti, cetrioli, fagiolini, lattughino, melanzane, peperoni, pomodori da insalata, ravanelli, rucola, sedano verde, zucchine
AGOSTO
Cipolle, fagioli, fagiolini, lattuga, melanzane, peperoni, pomodori, timo
SETTEMBRE
Barbabietole, bietole, carote, cavolfiori, cavoli, cicoria, coste, erbette, funghi (prataioli, porcini, chiodini, finferli), patate, pomodori, rucola, spinaci, zucca
OTTOBRE
Barbabietole, bietole a costa, catalogna, cavolo cappuccio, funghi, radicchio rosso, rucola, valeriana, verza, zucca
NOVEMBRE
Barbabietole, bietole, broccoli, carciofi, cardi, cavolfiori, cavoli, cavolini di Bruxelles, cime di rapa, finocchi, indivia belga, porri, rapa, scalogno, sedano bianco, zucca
DICEMBRE
Bietole a costa, bietoline, broccoli, carciofi, cardi, cavolini di Bruxelles, cavolfiore, cavolo cappuccio, cicoria, finocchi, indivia, patate dolci, porri, radicchio di Treviso, rape, scalogno, scarola, sedano bianco, spinaci

martedì 24 gennaio 2012

Il Novecento.....e la nouvelle cousine


Sia per i grandi mutamenti storici che per il notevole sviluppo tecnologico, il Novecento ha trasformato profondamente la società. La nascita dell’automobile consentì a persone e merci di viaggiare e spostarsi più rapidamente. Nel 1900 esce la prima “Guida Michelin”, una pubblicazione nata in Francia, destinata ai primi automobilisti gastronomi allo scopo di illustrare le caratteristiche dei ristoranti di qualità presenti sul territorio. Più limitato rispetto alla Francia anche in Italia venne a svilupparsi un certo fenomeno gastronomico testimoniato dalle diverse pubblicazioni di quel periodo. Nel 1909 si pubblicò la nuova cucina delle specialità regionali dove per la prima volta si scrissero le ricette delle regioni italiane.
La cucina contemporanea
Dopo la guerra la cucina europea era distrutta: poco cibo disponibile, per di più razionato, non consentiva di fare grandi cose tra i fornelli e la ripresa gastronomica dovette aspettare gli anni ‘60 per riscoprire un forte dinamismo. Il boom economico che avvenne in seguito portò in ogni casa il frigorifero, il forno, e gli elettrodomestici. Successivamente l’entrata della donna nel mondo del lavoro ha innescato un cambiamento nel modo di mangiare. Il tempo sempre più limitato per cucinare fa sostituire i piatti di lunga preparazione tipo polenta, legumi, frattaglie, con fettine di bovino e petti di pollo da cucinare velocemente ai ferri. Dal canto suo anche l’editoria culinaria ha seguito questo fenomeno proponendo ricettari facili e semplici e per la prima volta anche con un occhio sempre più attento all’aspetto calorico e dietetico, ne è l’esempio “il Cucchiaio d’Argento”.
All’inizio degli anni ‘70 gli aspetti gastronomici che si sono sviluppati e ampliati sono principalmente tre:
1)La ripresa delle tradizioni regionali rilanciando l’artigianato alimentare locale questo contemporaneamente allo sviluppo del turismo.
2)L’utilizzazione di modelli di cucina rapida, attenta alla dietetica, utilizzando sistemi di cottura come il vapore o apparecchiature di nuova concezione il forno a microonde e la cottura sottovuoto.
3) La nouvelle cousine .
in Francia verso la metà degli anni ’60 si affermò una nuova tendenza culinaria denominata da due giornalisti esperti di gastronomia “Nuova Cucina” o in francese Nouvelle Cousine. Ma torniamo un attimo indietro nel tempo e ricolleghiamoci un tantino alla cucina di Escoffier. Se ricordate parlando dell’Ottocento ho menzionato quanto Escoffier avesse fatto per far diventare grande la cucina francese attraverso l’uso di salse, marinature, lunghe preparazioni e ricette comunque sfarzose. Con l’andar del tempo alcuni cuochi vollero alleggerire gli schemi classici. Il primo in assoluto fu Fernand Point che cercò di semplificare e diminuire i tempi di preparazione delle cotture  
Il suo motto era: Tutte le mattine si deve ricominciare da zero. Senza niente sul fornello. Questa è la cucina.
Posso sintetizzare in breve quali sono le regole sulle quali si fonda la Nouvelle Cousine:
· Il rifiuto delle complicazioni culinarie e la riscoperta della semplicità.
· Diminuzione dei tempi di cottura
· L’utilizzo esclusivo di quanto offre il mercato senza ricorrere a alimenti fuori stagione.
Su questo punto mi permetto di riportare ciò che un mio maestro e amico Bernard Fournier scrive sul menù del suo ristorante troppa varietà non può garantire la qualità. E ancora preferiamo che un piatto manchi dalla carta momentaneamente piuttosto che accontentarci di una qualità inferiore che potrebbe non soddisfarvi.

· Riduzione delle quantità di piatti inseriti nella lista dei ristoranti
· Abbandono delle lunghe marinature e frollature
· Sostituzione delle salse troppo grasse e pesanti con salse più leggere e digeribili
· Valorizzazione della cucina regionale
· Ricerca di una cucina dietetica e povera di grassi
· Valorizzazione della creatività e della fantasia nella creazione di nuove ricette nelle quali siano introdotti ingredienti mai utilizzati e sperimentati nuovi accostamenti.

La cottura delle verdure è fatta al dente, vengono abbandonati i fondi di cucina e le besciamelle. Nouvelle cousine è anche scambio e collaborazione tra cuochi eliminando un po’ di quella gelosia e rivalità che è tante volte necessaria ma se troppa non porta da nessuna parte. In Italia la lancia nell’ ’80 Gualtiero Marchesi che, dopo aver fatto molta esperienza in Francia, pubblica anche un libro dove raccoglie le ricette rivisitate della sua cucina creativa “La mia nuova grande cucina italiana”.
Le mode cambiano, si trasformano, si destrutturano usando un termine della cucina di Ferran Adrian che lancia la moda dei sifoni, che passeranno anche loro di moda. Ma per me la cucina che non passerà mai di moda è quella fatta col cuore, quella che ci ricordiamo e che vogliamo a tutti costi tramandare, perché per noi è stata unica e ci ha lasciato quel sapore e quel ricordo in quell’attimo, in quel momento, che nonostante tutto chiamiamo vita.

 

martedì 17 gennaio 2012

ma oggi le pentole come sono?

ALTRI MATERIALI
LA STORIA
Altri diversi materali ormai in disuso e superati, in ogni caso hanno goduto per alcuni tempi di una certa considerazione, sia pur unicamente nella cucina domestica e talvolta solo territoriale, visto che da sempre il professionista si affida all’alluminio di elevato spessore, al rame stagnato, all’acciaio inossidabile (per alcune preparazioni, ad esempio per far bollire l’acqua), all’alluminio antiaderente (solo di tipo a spruzzo, a piu' strati e limitatamente allo strumento chiamato padella) ed al ferro (unicamente per i fritti). Li raggruppiamo elencandone pregi e difetti.
VETRO DA FUOCO
• Noto con il marchio di PYREX, ha il pregio di unire alla sicurezza igienica una notevole facilita' di pulizia; e' un pessimo conduttore di calore, non puo' restare a diretto contatto con la fiamma e comunque teme gli shock termici, quindi ha una scarsa durata nel tempo e, dato il costo non proprio economico, non è certo conveniente.
FERRO o GHISA SMALTATI
• Ha un aspetto sicuramente accattivante; la scarsa conducibilità termica richiede attenzione perche' i cibi non attacchino sul fondo, inoltre e' soggetto a scheggiarsi con gli urti arrugginendo subito; poiche'l’anima e' in ferro, infine il peso elevato non lo rende certo maneggevole
COCCIO/TERRA COTTA
• Ideale per il forno (umidi e zuppe di pesce) e in generale tutte le cotture lente e prolungate; di manutenzione delicata, non solo perche' gli sbalzi di temperatura creano fessure sulla superficie, ma anche perche' modesti urti ne compromettono facilmente la struttura, inoltre teme il contatto diretto con la fiamma
PORCELLANA
• E' un discreto conservatore di calore, oltre ad avere un aspetto gradevole e garantire una certa facilita'di pulizia;e' estremamente delicata, quindi difficilmente maneggevole e di limitata durata nel tempo, non proprio economica e non e' riciclabile

LA PENTOLA
La pentola e' un recipiente di forma cilindrica o bombata, con un raggio di raccordo sul fondo, munito di due maniglie e di un coperchio, caratterizzato dall’avere una altezza circa pari al suo diametro massimo.
L’uso principale della pentola e' quello di bollire l’acqua e quindi e' il recipiente tipico per tutte quelle preparazioni che si chiamano appunto di bollitura.
La bollitura consiste nell’immergere un alimento in un liquido che viene portato poi in ebollizione (bolliti misti, volatili, verdure, patate, uova, riso, pasta, minestre di verdure, di cereali, di carni o di pollame). Dalla bollitura derivano anche altre tecniche come la sobbollitura e la affogatura caratterizzata dal fatto che il liquido di cottura ha una temperatura piu' bassa di 100 gradi (uova affogate, filetti di pesce, cervella di vitello, chenelle di pesce, di carne o di pollame, pollastra farcita).
La pentola si usa infine anche per particolari operazioni di preparazione: la sbiancatura o sbollentatura che consiste nel sottoporre gli alimenti crudi ad un principio di bollitura, immergendoli per pochi minuti in un liquido bollente (questa operazione avviene soprattutto per gli ortaggi che in genere proseguono poi la preparazione secondo altre cotture o sono destinati a processi di conservazione).
Date le caratteristiche di questa tecnica di cottura, appunto il bollire, e' l’acqua l’elemento che trasmette il calore agli alimenti e non le pareti del recipiente. Per questa ragione sono consigliabili pentole in acciaio inossidabile dove non e' particolarmente importante la capacita' del metallo di trasmettere il calore.

CASSERUOLA ALTA
La casseruola a due manici e' un recipiente di forma generalmente cilindrica con un raggio di raccordo sul fondo, munito di due maniglie e di un coperchio, caratterizzato dall’avere un’altezza pari a circa la meta' del diametro.
La casseruola a due maniglie viene frequentemente impiegata nelle preparazioni secondo le tecniche della brasatura e in particolare della stufatura, cioe' quelle cotture tipicamente per scambio nelle quali gli alimenti cuociono insieme al loro succo o con l’aggiunta di un liquido aromatizzato (salmì di selvaggina, stufati di carni rosse, coniglio alla cacciatora, fricassee di pollo, goulash alla ungherese, spezzatini di carni bianche, ragu' di astice, ratatouille).
E' inoltre il contenitore ideale per le cotture in casseruola coperta di cui sono tipici rappresentanti i risotti e il cosiddetto “arrosto della domenica” erroneamente chiamato arrosto perché in realta' e' piu' vicino ad una cottura brasata: la carne infatti viene prima rosolata e successivamente cotta sulla fiamma con poco liquido a recipiente coperto, scoprendo la casseruola solo nella fase finale della cottura.
Date le caratteristiche delle tecniche di cottura per le quali viene impiegata la casseruola, cioe' gli stufati, i brasati e le cotture nelle quali il calore viene trasmesso agli alimenti direttamente da tutta la superficie del recipiente e' essenziale che il recipiente stesso sia realizzato in un metallo ottimo conduttore di calore, in modo che nel tempo piu' breve il calore dato al fondo sia trasmesso alle pareti, fino al collo del recipiente.
Ideali sono in questi casi i contenitori di rame e di alluminio.

LA CASSERUOLA BASSA A 2 MANIGLIE
La casseruola bassa a due maniglie o rondo' e' un recipiente di forma perfettamente cilindrica con un raggio di raccordo sul fondo, munito di due maniglie e di un coperchio caratterizzato dall’avere un’altezza pari alla terza parte del diametro.
La casseruola bassa a due maniglie, grazie alla parete bassa e diritta, si presta in modo ottimale per la cottura di alimenti di dimensioni ridotte (pezzi di carne, di volatili o di pesci, legumi e verdure) secondo tre tecniche di cottura: la cottura al salto, la stufatura e l’arrostitura al forno.
La cottura al salto o per rapprensione si realizza a casseruola scoperta e consiste nel cuocere rapidamente in poca materia grassa gli alimenti che, sempre a contatto con la materia grassa, si caramellano in superficie mantenendo al loro interno il succo, il sangue o il siero (tournedos, costolette di vitello, rognone trifolato, scaloppine alla milanese, filetti di pesce, verdure al burro).
La stufatura (e la sua variante brasatura) consiste in una cottura per scambio a casseruola coperta (ossi buchi, carbonata di manzo alla birra, baccala', nasello, verdure varie come lattuga brasata, carciofi alla romana, patate in umido).
L’arrostitura al forno e' invece la classica cottura per rapprensione che consiste nel cuocere gli alimenti sotto l’azione diretta del calore, senza umidita', rigirandoli con frequenza solitamente dopo averli rosolati sul fornello (stinco di vitello al forno, giambonetti di pollo, pesci di taglia piccola o tranci di pesci grandi).

CASSERUOLA A MANICO LUNGO O RUSSA
La casseruola a manico lungo o russa e' un recipiente di forma generalmente cilindrica, munito di un manico lungo e di un coperchio, caratterizzato dall’avere (come la casseruola a due maniglie) un’altezza pari a circa la meta' del diametro.
La casseruola a manico lungo puo' essere utilizzata per le tecniche della brasatura e della stufatura (in particolare per alimenti di dimensioni ridotte), cotture di alimenti insieme al loro stesso succo o ad un liquido aromatizzato effettuate generalmente a recipiente coperto.
Questo recipiente e' inoltre da preferire alla casseruola conica o sauteuse per la preparazione di quelle salse e sughi che non richiedono amalgama (quindi non la frusta) o che sono effettuate a recipiente coperto (salse al pomodoro, ragu' di carne). Anche per questo recipiente le tecniche d’impiego richiedono la capacita' di condurre ottimamente il calore per cui sono da preferire metalli come il rame e l’alluminio.

CASSERUOLA OVALE
La cocotte ovale e' un recipiente di forma ovale, a pareti diritte o appena svasate con un raggio di raccordo sul fondo, munito di due maniglie e di un coperchio pesante.
E' lo strumento ideale per le cotture secondo la tecnica del brasare che consiste nel rosolare l’alimento in ogni parte con un elemento grasso, quindi, accompagnato solitamente da legumi tagliati in piccoli pezzi, nell’immergerlo a meta' altezza in un liquido aromatizzato come brodo, vino o fondo chiaro, lasciandolo poi cuocere dolcemente, lungamente e regolarmente.
Questi lunghi tempi di cottura caratterizzati dall’ammorbidimento progressivo delle fibre e dallo scambio tra i succhi propri dell’alimento e il liquido di cottura sono particolarmente indicate per le carni scure anche nelle parti poco pregiate (scamone di manzo al barolo, ‘daube’ di bue alla provenzale) ma non vanno dimenticati alcuni alimenti piu' delicati (coq au vin, pollame alla Souvaroff, anatra all’arancia, ‘matelote’ di anguilla al vino rosso).
E' anche usata in alternativa alla casseruola a due manici per cotture secondo la tecnica dello stufare, variante del brasare caratterizzata dall’assenza di rosolatura preventiva e dall’impiego di quantita' ridotte sia di grasso che di liquido aromatizzato (fricassee, goulash, spezzatini).
Altra sua eccellente destinazione sono le cotture per arrostitura, specie per grandi pezzi di alimenti (in particolare volatili come pollame, faraona, anatra e pesci come tonno e coda di rospo).
Per i materiali e' da preferire la ghisa che pur essendo mediocre conduttore di calore, se impiegato con alti spessori, ha un interessante effetto di termoregolazione sugli alimenti che debbono appunto cuocere a lungo ma a temperatura ridotta e controllata.

CASSERUOLA CONICA O SAUTEUSE
La casseruola conica o sauteuse e' un recipiente di forma troncoconica, con un raggio di raccordo sul fondo, munito di un lungo manico.
E' il recipiente piu' indicato per tutte quelle preparazioni, effettuate generalmente a caldo, che richiedono di rimestare con frequenza alcune preparazioni a base di elementi dalla composizione instabile e delicata come il burro, la panna e le uova (lo zabaione e tutte le salse al burro: salsa olandese, bernese, mousseline) e le creme sia dolci che salate.
E' inoltre molto indicato, grazie alla sua forma a pareti inclinate, per la preparazione delle puree e per alcune cotture al salto.
La svasatura del corpo e la curva di raccordo del fondo sono studiate per favorire il movimento della spatola o della frusta nell’amalgamare gli ingredienti e il metallo deve essere il rame di forte spessore che consente di utilizzare l’esatta quantita' di calore richiesta ottenendo una temperatura eguale su tutta la superficie del recipiente e variandola velocemente secondo le esigenze delle diverse fasi di cottura.
Il manico lungo permette di lavorare tenendo ben fermo il recipiente.

LA PADELLA SVASATA ALTA "SALTARE"
La padella svasata alta e' un recipiente in metallo, rotondo, basso, a sponda curva, munito di manico lungo, che deve essere generalmente uguale al diametro.
La caratteristica vera e' il fatto che il fondo della padella e' molto piccolo, rendendo così molto ampia la curvatura di raccordo, quasi diritta nel bordo.
Questa caratteristica consente una facile e veloce operazione della cosiddetta tecnica di cottura del saltare, che consiste nel rigirare gli alimenti (pasta, riso, verdure) con rapidi movimenti del polso.

LA PADELLA FRIGGERE
E' un recipiente in metallo, rotondo, basso, a sponda diritta, con una leggera curva di raccordo, munito di un manico lungo, che deve essere generalmente di misura uguale al diametro.
La tecnica del friggere consiste nel cuocere gli alimenti immergendoli in materia grassa a temperatura sostenuta finche' prendono una consistenza croccante e friabile e una bella colorazione dorata.

LA PADELLA “CREPES”
La padella per crepes e uova e' un recipiente come i precedenti, con le stesse caratteristiche ma con i bordi molto bassi, quasi solo accennati e leggermente svasati.

LA PESCIERA
La pesciera con griglia e' un recipiente solitamente di forma ovale allungata, di grandi dimensioni, munita di due maniglie e di un coperchio, dotata di una griglia estraibile che puo' essere sistemata all’interno a diverse altezze.
Contenitore di grandi dimensioni la pesciera con griglia e' adatta a cibi di notevole stazza (grandi pesci, crostacei, prosciutti, zamponi).
Si presta molto bene per bollire, sobbollire, cuocere a vapore o per brasare.

La vecchia ma sempre bella pentola di ferro


IL FERRO
LA STORIA
Similmente al rame il ferro puo' considerarsi l’antesignano dei metalli di cottura.Da sempre impiegato in cucina ultimamente viene adoperato solo per le fritture. Per tutto il corso della storia il ferro ha svolto egregiamente il suo compito e suoi ritrovamenti si riscontrano in ogni epoca dal medioevo ad epoche piu' recenti.
I PREGI
• Utilizzato unicamente per cucinare i fritti, avendo la caratteristica di “scottare” i cibi formando una crosticina dall’aspetto e dal sapore gradevole.
• Bassissimo costo.
• Completamente riciclabile.
DIFETTI
• Scarsissima conducibilità termica.
• Peso specifico elevato.
• Ha una breve durata nel tempo, arrugginisce.
• Impiego limitato a specifiche preparazioni (fritture).
• Di difficile pulizia.
CONSIGLI UTILI
• Porre molta attenzione a mantenere il recipiente costantemente ricoperto di olio, per evitare che arrugginisca

la pentola in pietra ollare








LA PIETRA OLLARE
LA STORIA
Nei tempi in cui l’artigianato della pietra ollare era fiorente, nelle case dei paesi lungo l’arco alpino, il laveggio (questo il nome del contenitore di pietra) era l’unica pentola in uso. Le famiglie ne avevano disponibili almeno una serie costituita da tre o quattro contenitori ognuno con una funzione propria. Il piu' piccolo veniva usato per il caffe', quello medio per le pappe e il latte, quello medio-grande per la cacciagione e il più grande per minestre, minestroni, trippa e per la bollitura dell’acqua.
I PREGI
• Raggiunge la temperatura molto lentamente ma una volta raggiunta la mantiene con poco calore.
• I cibi non si attaccano e mantengono sufficientemente le loro qualita' organolettiche.
• Mantengono il cibo contenuto all’interno caldo per molto tempo in quanto si raffreddano lentamente.
I DIFETTI
• Naturalmente la pietra e' molto pesante per cui anche i contenitori piu' ridotti sono difficili da maneggiare.
• Non essendo di metallo e' piuttosto fragile, e quindi soggetto a rotture per colpi violenti.
• Anche eccessivi sbalzi termici potrebbero avere effetti negativi con conseguenti incrinature
CONSIGLI UTILI
• Prima di usarlo e' consigliabile spalmarlo all’interno con uovo sbattuto e lasciato asciugare per renderlo impermeabile; altrettanto importante e' ungerlo con oli o grassi dopo di che va lasciato ad impregnarsi per due o tre giorni e infine risciacquato.

sabato 14 gennaio 2012

Parliamo di calici

Spesso addobbiamo e prepariamo la tavola con fini piatti di porcellana sapientemente decorati, appoggiati su delicate tovaglie impreziosite da splendidi ricami, e lo arricchiamo con fiori o accessori di completamente. Mettiamo pesanti calici di cristallo con disegni degni dei migliori vetrai veneziani. E poi mettiamo in tavola una prestigiosa e magari costosa bottiglia acquistata in enoteca vanto della miglior enologia italiana o straniera e la serviamo in un semplice bicchiere!
Cosi' come ogni cibo ha il suo vino, ogni bevanda ha il suo bicchiere, che deve contenerla come un abito su misura. Ogni vino per esprimersi e per poter dare il massimo di se stesso, ha bisogno di un calice che ne esalti le caratteristiche organolettiche
La scelta del giusto calice e' molto importante; i Clienti sono persone attente e soprattutto spesso hanno acquisito una conoscenza nella degustazione che non si accontentano di un semplice contenitore per liquidi. L'assaggio di un vino e' talmente particolare che richiede l'uso di tutti i nostri sensi, ed in particolare la vista, l'olfatto ed il gusto. Un calice errato o inadatto puo' rovinare anche il miglio vino.


Come esposto nelle altre pagine di questa rubrica, i calici devono avere determinate caratteristiche come la trasparenza (apprezzeremo meglio il colore, ed un eventuale perlage) e devono essere fatti di cristallo o vetro cristallino (altre materiali trasparenti potrebbero dare riflessi inattesi.

Ora quindi è lecita la domanda.....
ma il bicchiere o calice che sia quando è nato?
Si ritiene che il primo recipiente con funzione di bicchiere, dopo l'uso delle mani, sia stato il corno bovino. Egizi e Persiani se ne servirono per bere il loro vino. I Greci invece mescevano in conchiglie e da queste sorseggiavano. La scoperta del vetro si fa risalire al 1800 aC. per opera dei Fenici e per mezzo delle conquiste in Medio Oriente, i Romani conobbero l'arte vetraria della Siria e presto scoprirono quanto il vino fosse piu' gustoso bevuto nel vetro. Cio' e' testimoniato dal ritrovamento di bicchieri di epoca romana in tutti gli scavi effettuati in Europa. Gia' dal I sec. d. C. a Roma l'uso' del bicchiere di vetro diventa un accessorio di uso comune. 
Prima di giungere alle forme odierne sono stati ideati i tipi piu' bizzarri di bicchieri con i piu' svariati materiali e con l’aggiunta del gambo, si trasforma in calice. Durante il Medio Evo il bicchiere di vetro non era quasi piu' utilizzato, ma il Rinascimento ne decreto' il definitivo trionfo, arrivando ad essere considerato una antica misura per liquidi.

.....e come si sceglie un bicchiere?




Ad ogni assaggio, degustazione o semplice piacere di bere un vino, e' di fondamentale importanza la scelta del calice corretto, per esaltare tutte le sfumature del vino.

I calici devono possedere numerosi requisiti, di cui i piu' importanti sono:
- essere di vetro o di cristallo. Sono questi corpi solidi, trasparenti e fragili, risultanti dalla fusione di una sabba silicea mescolata con ossido di calcio e carbonato di sodio o di potassio; calice neutro quindi e non in metallo poiche', tra vino, che contiene sali sciolti, recipiente e saliva, si formano correnti-indotte che alterano il sapore in misura piu' o meno decisiva, ma sempre avvertibile;
- non avere sfaccettature o decorazioni che impediscano l'apprezzamento del colore e della limpidezza del vino;
- avere uno spessore minimo;
- avere una forma di calice, con gambo piu' o meno lungo, per conferire classe ed eleganza e corrispondere alle varie esigenze; questa forma, tra l'altro, evita che la mano, con il suo calore, impugnandolo, cambi la temperatura del vino o trasmetta odori estranei-che possono confondere il bouquet.

Di seguito un riferimento nella scelta:

Vini Bianchi necessitano di un apertura piu' piccola rispetto a quella dei rossi, in quanto si apprezzano profumi piu' tenui e volatili, con sensazioni di freschezza, di frutta e floreale. Vini rossi giovani preferiscono un calice piu' piccolo  rispetto ai vini bianchi, in quanto le sensazioni olfattive (fiori rossi e frutta) sono piu' tenui ed hanno una leggera presenza di tannini.
Vini rossi invecchiati che con la loro complessita' dovuto all'affinamento in bottiglia, necessitano di una piu' ampia superficie a contatto con l'aria, per sprigionare tutti i loro aromi terziari , e farci apprezzare al meglio i loro sentori di bouquet.

Spumanti secchi e Champagnes preferiscono bicchieri a forma di Flute , dove e' possibile ammirare il loro perlage e i loro profumi delicati che si sviluppano gradualmente.
Al contrario gli spumanti Dolci devono essere assaggiati in coppe , perche' la loro aromaticita' e' talmente intensa che potrebbero risultare troppo aggressivi all'olfatto.






La forma del calice, come risultato finale, chiama in causa, per l'esame del vino, tutti i nostri sensi: la vista esamina il vino fin dal momento in cui lo si mesce: gli occhi pregustano quello che si berra';il tatto sente la temperatura: un vino bianco sara' fresco, un vino rosso sara' a temperatura ambiente;l'odorato apprezza gli aromi: il naso e' portato sul calice il tempo necessario per cogliere le varie sfumature del bouquet;il gusto discerne i vari sapori del vino: essi esprimono il meglio se il vino e' degustato in un calice dalla forma allungata (calice INAO da degustazione).

In  una tavola da buongustaio, e’ d’uso che l’acqua sia servita in bicchieri privi di gambo o stelo, in quanto l’acqua e’ meno importante del vino e non puo’ stare al suo stesso livello.
La scelta di un modello di calice, dipende da tipo di vino.
Comunque e' meglio usare calici con il gambo lungo perche' permette di tenere lontano le dita, evitando che il vino si riscaldi, oppure che apportino degli odori

presenti sulle dita.
A tavola, dove il buongustaio e' alla ricerca del senso piu' puro di armonia, tra tovaglia, posate e fiori, il calice trova la sua massima espressione nelle varie forme utilizzate a seconda dei vini richiesti
 Riassumendo  in sintesi quelle che, seguendo criteri funzionali, permettono di apprezzare meglio il vino: flute per vino spumante; se secco si beve in questa forma allungata di calice, poiche' permette di dare sfogo alle bollicine; se dolce, invece, puo' essere assaporato in un calice a forma di coppa;calice slanciato per vini bianchi sapidi, vini rossi giovani e novelli ed i classici vini rossi mediamente invecchiati;calice arrotondato ed allungato per mettere in evidenza il bouquet dei, vini bianchi frizzanti;calice leggermente svasato per i vini rosati;calice grande e panciuto: per i grandi vini rossi, austeri e molto invecchiati.
Questi calici possono essere utilizzati per ogni esigenza. Nei pranzi impegnativi se ne puo' ridurre il numero, lasciando solo quelli previsti per il menu. Possono essere limitati a due soli: uno per il vino (a calice) ed un secondo (a tumbler) per l'acqua. Il primo potra' essere cosi' cambiato man mano che si cambia vino. In questo caso la sostituzione del calice va effettuata prima di togliere quello contenente il vino servito in precedenza, e cosi' di seguito finche' occorre.

mercoledì 11 gennaio 2012

LA DISPOSIZIONE DEI POSTI A TAVOLA E IL COMPORTAMENTO DA TENERE A TAVOLA


 
Premesso che se gli invitati sono numerosi e' preferibile disporre un segnaposto davanti a ciascun piatto, per evitare confusioni e disguidi al momento di sedersi a tavola, ecco quali sono le regole da seguire per la disposizione dei posti.
Innanzitutto bisogna alternare un uomo e una donna ed evitare di mettere vicini o di fronte le coppie di coniugi. È necessario poi attribuire la giusta importanza ad ogni ospite ed onorare maggiormente chi si invita per la prima volta.
Il padrone e la padrona di casa occupano i due posti capotavola, l'uno di fronte all'altra, per presiedere al servizio e alla conversazione. Alla loro destra siedono rispettivamente il signore e la signora piu' importanti, alla sinistra quelli che vengono subito dopo in ordine di anzianita' o di importanza. Le altre coppie si alternano, tenendo conto che i parenti, gli invitati più giovani o quelli con cui si ha maggiore confidenza sono i più distanti dai padroni di casa.
 Se chi invita e' una signora sola, dara' il posto capotavola all'invitato più importante; se e' un signore celibe lo dara' all'invitata di maggior riguardo.
Se i commensali sono sei, dieci o più di dieci, la distribuzione dei posti non pone problemi, sia con un tavolo rotondo che con uno rettangolare. Le complicazioni sorgono quando a tavola siedono quattro o otto persone. Se marito e moglie invitano un'altra coppia e il tavolo è quadrato o rotondo, ad evitare che sia le signore che i mariti siano vicini, la padrona di casa siederà di fronte all'invitata, in modo che il padrone abbia l'invitata alla sua destra e il marito di lei di fronte.

Quando il tavolo e' rettangolare la signora avra' alla sua destra sullo stesso lato l'invitato. Sul lato opposto l'invitata sara' alla destra del padrone di casa.
Se gli invitati sono otto e i padroni di casa vogliono conservare i posti a capotavola, sappiano che due uomini e due donne risulteranno necessariamente vicini, qualsiasi forma abbia il tavolo. Per evitare ciò siedera' capotavola solamente uno di loro, o il padrone o la padrona di casa, e avra' di fronte nell'un caso l'invitato di maggior riguardo e nell'altro l'invitata piu' importante: se a capotavola sono il signore e l'invitato d'onore, la signora sara' a destra di quest'ultimo e viceversa.
 
Il momento del pasto e' un momento di relax e di distensione, ma non per questo bisogna lasciarsi andare al punto da dimenticare le buone maniere.



Ecco un elenco di cio' che bisogna o non, bisogna fare a tavola.





                          Prima di sedersi occorre lavarsi le mani. Quando si e' ospiti in casa di qualcuno si arriva con le mani pulite, ma in occasioni particolari si può chiedere il permesso di andare a lavarsele.
             Mangiando non bisogna tenere una posizione curva e troppo vicina al piatto, bensì rimanere diritti, non rigidi, e portare il cibo alla bocca alzando il braccio. Non si devono appoggiare i gomiti sulla tavola, ma tenerli lungo i fianchi.
           Appena ci si siede si spiega il tovagliolo sulle ginocchia. E' da maleducati legarlo intorno al collo o infilarlo nel colletto della camicia. Alla fine del pasto non si ripiega, ma lo si riappoggia alla sinistra del piatto prima di alzarsi. In famiglia, invece, lo si piega per riporlo nel portatovagliolo.
             Prima di iniziare a mangiare si aspetta che tutti i commensali siano serviti e che la padrona (o il padrone) di casa prenda il primo boccone. Se gli ospiti sono numerosi e la padrona invita ad iniziare per non far raffreddare il cibo, è consentito incominciare.
                          Non si deve toccare il cibo con le mani, tranne il pane ed alcuni frutti.
                          Il pane non si taglia ma si spezza. Lo stesso i grissini che non vanno mai morsicati.
                          Se qualche cibo richiede la presenza delle coppette lavadita, non vi si immerge tutta la mano, ma solo la punta delle dita e ci si asciuga poi nel tovagliolo. Non bisogna mai, assolutamente mai, portare alla bocca il coltello.
                          Se i commensali sono numerosi, a dispetto di quanto si e' sempre saputo, si inizia a mangiare appena viene servito il cibo caldo, senza dover attendere che venga servito a tutti. Nel caso invece di cibi freddi o a buffett, occorre attendere l'inizio dato dalla padrona di casa.
                          Il cibo che si trova nel piatto non va tagliato in tanti pezzetti, ma un boccone per volta, mano a mano che lo si mangia.
                          Dopo aver messo un pezzetto sulla posata, si deve subito introdurlo in bocca.
                          Ci si serve dal piatto di portata con le apposite posate e non si puà adoperare la propria forchetta gia' usata per servirsi ancora. Ugualmente il cucchiaino con cui si è già mescolato il. the' o il caffè non può essere utilizzato per prendere altro zucchero dalla zuccheriera.
                          Il cibo deve rimanere nel centro del piatto: non va schiacciato o spinto verso il bordo.
                          Se una vivanda o una bibita è troppo calda è meglio aspettare che si raffreddi, per evitare di fare boccacce dopo essersi scottati. È molto maleducato soffiare sul cucchiaio o sul piatto per raffreddare il cibo.
                          Prima di mangiare un boccone bisogna fare attenzione che non contenga qualche parte di scarto, per non essere poi costretti a sputarla.
                          I noccioli della frutta o le parti di scarto, inavvertitamente messe in bocca, non si lasciano cadere direttamente nel piatto. Se sono stati portati alla bocca con una posata si fanno scivolare su di essa e poi sul piatto, se con le mani si depongono nella mano chiusa a pugno che li riporta sul piatto.
                          Le posate si usano facendo il meno rumore possibile. Il cucchiaio non deve essere riempito troppo, perchè portandolo alla bocca una parte del contenuto potrebbe ricadere nel piatto.
Per raccogliere le ultime cucchiaiate di minestra il piatto fondo va inclinato verso il centro della tavola. Finito di mangiare, il
                          cucchiaio rimane nella fondina perpendicolare alla persona. Se si è bevuto il brodo in tazza, invece, il cucchiaio andrà posato sul piatto sottotazza.
                          Il consommé in una tazza coi manici e qualsiasi bevanda servita in tazza vanno bevuti direttamente da essa. Il cucchiaio, che non deve mancare, serve solo per mescolare.
Quando si smette un attimo di mangiare per bere o per parlare, si mettono le posate obliquamente con le punte del coltello e della forchetta che si incrociano, con i rebbi della forchetta all'ingiù e la lama del coltello verso il centro del piatto. Non e' per niente fine appoggiarle come i remi di una barca.: una a destra ed una sinistra del piatto con la punta sul bordo e il manico sulla tovaglia.
                          Quando si e' finito di mangiare si lasciano le posate sul piatto, perpendicolarmente alla persona con i manici sul bordo.
                          Prima di bere e dopo aver bevuto bisogna pulirsi le labbra con il tovagliolo: prima per non lasciare sgradevoli impronte sul bicchiere e dopo per asciugarsi la bocca.
                          Con la bocca piena non bisogna bere e ancor meno parlare.
                          Versando da bere non si deve riempire il bicchiere fino all'orlo. La stessa regola di non riempire troppo le tazze o i bicchieri deve essere osservata da chi versa il tè, il caffè o i liquori. Nel bere non bisogna alzare troppo il braccio o sollevare il mignolo.
                          Mentre si mastica occorre tenere la bocca chiusa per non produrre fastidiosi rumori. Se per disgrazia a qualcuno dovesse sfuggire un ruttino, cerchi di soffocarlo il più possibile coprendosi la bocca con il tovagliolo o con la mano, dopo di che si scusi con gli altri commensali.
                          Le salse dense non vanno versate sul cibo, ma messe sul piatto accanto ad esso. I condimenti liquidi invece si versano direttamente sulla carne.
                          Non e' permesso "fare scarpetta", raccogliere cioè la salsa nel piatto con un pezzetto di pane.
                          I biscotti o il pane non vanno intinti nel caffè, nel tè, nella cioccolata e tantomeno nel vino.
                          Per mangiare il pesce non bisogna usare il coltello normale: se manca quello da pesce si usa solo la forchetta e ci si aiuta con un pezzetto di pane.
                         Le uova, tutti i cibi molli e l'insalata si mangiano con la sola forchetta.
                          Non si possono rifiutare le pietanze che vengono offerte, neppure se non piacciono.
                          Quando non si vuole che il bicchiere venga riempito, non lo si copre con la mano, ma si fa un semplice cenno.
                          Occorre sempre dire "per favore" e "grazie" quando si chiede al commensale vicino di passare qualche cosa.
                          Non e' ammesso usare stuzzicadenti per rimuovere i pezzetti di cibo che si sono incagliati nei denti. Se il fastidio è insopportabile si chiede scusa agli altri commensali e si va un attimo in bagno.
Se capita di trovare un capello o qualcosa di sporco nel piatto lo si toglie il più discretamente possibile, in modo che gli altri commensali non notino lo spiacevole incidente. Se la padrona di casa si accorge che c'è qualcosa che non va, prega l'ospite di non toccare il cibo e provvede rapidamente a sostituirgli il piatto.
                          Quando si è al ristorante si può chiedere al cameriere di portare un nuovo piatto. Gli altri convitati faranno finta di nulla e non indagheranno sull'accaduto.
                          A tavola non bisognerebbe mai fumare. Chi non sa resistere, dopo aver chiesto il permesso della padrona di casa, può accendersi una sigaretta, non prima però del dessert.