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lunedì 5 agosto 2013

una bella insalata d'orzo al posto di quella di riso


Quante volte al supermercato abbiamo visto vicino al riso la scotola di una nota marca che vende un tris di cereali o di orzo? quante volte ci siamo fatti coraggio e lo abbiamo acquistato?

beh se lo provate poi vi piacerà moltissimo per fare le insalate fredde...ideali in queste giornate caldissime.

Vedo che i miei bimbi le mangiano volentieri, poi sta alla mamma o al papà eccedere con quello che più piace ai nostri figli.

Ingredienti (per 4 persone):

300 g di orzo perlato o la confezione del tris di cereali

2/3 fette spesse di prosciutto cotto

1 mozzarella io preferisco l bufala da 150 gr circa

100 g di pomodori datterini (o ciliegini)

1 cucchiaio di basilico tritato

1 cucchiaio di origano

olio extravergine di oliva

sale



Preparazione:

Per cuocere l'orzo potete seguire le semplici indicazioni riportate sulla confezione. Di norma occorre lavare l'orzo  e cuocerlo in abbondante acqua salata per circa 20-30 minuti, scolarlo e lasciarlo raffreddare, passandolo sotto l'acqua fredda corrente per bloccare la cottura.

A parte, preparate il condimento tagliando a pezzetti le fette di prosciutto cotto, la mozzarella e i pomodorini lavati. Mescolate il tutto in una ciotola insieme al basilico tritato e all'origano. Ora non resta che unire l'orzo e condire il tutto con un po' di sale e olio. Servite freddo.
A noi, come si vede dalla foto ci piace la cipolla di tropea..quindi ne tagliuzzo per noi adulti..
 
Capita di usare questo tipo d'insalata come aperitivo... se conosciamo bene i nostri ospiti e abbiamo la certezza che il pesce è cosa gradita , al posto della cipolla ci mettiamo dei gamberi e della piovra tagliata a pezzetti....
 
 
 

domenica 16 settembre 2012

20 settembre ORE 15 SEX AND THE WINE

Finalmente Ci Siamo.


Anche a Pordenone arriva la presentazione dell'ironico e passionale ultimo libro di Francesca Negri, dal titolo Sex and the wine.




E' un libro che si divora in pochissimo tempo.
Cinque donne, cinque amiche accomunate da una grande passione per la vita, il buon vino e tutto ciò che dà modo di esprimere sensazioni e emozioni. 
La nostra scrittrice oramai non è nuova nel campo dell'editoria enogastronomica.
La sua capacità di trattare con grazia, ironia, e in un certo senso anche con leggerezza l'argomento Donne/vino è unico; è in grado, come solamente una donna può fare , di parlare del mondo del vino con tutta la gentilizza e professionale possibile.
...... Dicevamo....
5 Amiche  Cleo, Zoe, Giulia, Alessandra ed Alice, sono le protagoniste di questo libro , che con le loro chiacchere di vita quotidiana danno vita  al Club delle Degustatrici, delle "sommelier del life style" che imparano a vivere la quotidianità  della vita giornaliera  come se stessero bevendo un buon  bicchiere di vino.
Il volume è disponibile, al prezzo di copertina di 12 euro, in tutte le migliori librerie d'Italia e su www.geishagourmet.it, il blog di enogastronomia curato da Francesca Negri, una vera miniera di news, curiosità e spunti dal mondo enogastronomico italiano ed internazionale. Inoltre, in questi giorni anche a Pordenone presso la gioielleria del gusto e in altri punti strategici di Pordenone Un regalo da farsi e da fare ...magari non solo da regalare all'amica ma anche al proprio compagno o compagna
Francesca Negri è la firma enogastronomica dei dorsi trentini e altoatesini del Corriere della Sera e ad essere una delle penne di punta di riviste nazionali come Vie del gusto e Wine Passion. Firma ed ha firmato servizi anche per  Bell'Italia, Cucina Gourmet, A tavola, Papageno.
Due volte Premio Selezione Bancarella della Cucina, nel 2008 e nel 2009, rispettivamente con La Storia nel Piatto Trentino Alto Adige e Oro Giallo, editi da Curcu&Genovese, aggiunge ai suoi riconoscimenti anche il secondo posto al Premio Vino nella Letteratura di Santo Stefano Belbo con Il Menu del Vino (sempre Curcu&Genovese), con cui ha vinto il Bancarel'Vino 2010. E' autrice anche per Gribaudo: nel 2010 ha pubblicato per la casa editrice del gruppo Feltrinelli Paolo Cappuccio. La cucina mediterranea e La grande cucina dell'Alpenroyal.


giovedì 2 febbraio 2012

Lame e coltelli


La coltelleria

È un elemento fondamentale dell’attrezzatura di cucina. La forma e le dimensioni della lama, variano secondo l’utilizzo cui è destinato il coltello. Per comprenderne meglio l’impiego, possiamo dividerli in cinque tipologie diverse:
1.    Coltelli per verdure e frutta:
Sono utili per diverse operazioni, affettare, sbucciare, tritare, la loro lunghezza varia secondo il tipo di verdura e di frutta da lavorare, le lame possono essere curve o dritte.
-Speluchino può essere sia a lama ricurva che diritta, è utilizzato per pelare e tornire frutta e verdura.
-Coltellino per giardiniera a lama ondulata, serve per dare una forma ondulata a determinati tipi di verdure.
2.    Coltelli per carni crude o pesci:
I coltelli per carni o pesci devono avere la le caratteristiche per riuscire a tagliare comodamente a pezzi, disossare, sfilettare, spezzettare. Nello specifico i coltelli che fanno parte di questo gruppo sono:
-Coltello per filettare sogliole, rombi, o altri pesci piatti.
-Coltello per disossare carni da macello in genere "bouscher".
-Coltello per polpa per affettare pezzi di carne.
-Coltello spaccaossa (in casa non è necessario averlo, anche perchè...non si sa mai!)
1.    Coltelli per affettare:
Sono coltelli con lame lunghe e flessibili e si dividono in:
-Coltella liscia per tagliare prosciutti, salumi e carni cotte in genere.
-Coltella a alveolata per affettare il salmone o trote salmonate affumicate o marinate.
2.    Coltelli per formaggi:
Presentano delle caratteristiche differenti, richiedono delle lame rigide per i formaggi duri o semiduri, mentre per i formaggi molli si utilizzano coltelli leggeri
- Il classico coltello a due punte per il formaggio.
-Il coltello per il formaggio grana.
Coltelleria e utensileria varia:
In questa categoria sono comprese particolari attrezzature che vengono utilizzate per specifiche operazioni che si possono organizzare in:
-Acciaino per ravvivare il filo ai coltelli
-Apriscatole
-Arricciaburro
-Batticarne
-Forchettone per girare gli arrosti
-Coltello per incidere le castagne
-Levatorsoli
-Rotella tagliapasta
-Scavino tondo
-Schiacciapatate
-trinciapollo
-tagliaverdure "mandoline"

Coltello apriostriche Coltello dalla lama corta, larga e molto robusta, simile a quella di un pugnale. In commercio sono disponibili modelli forniti anche di protezione per la mano (una specie di elsa), utile per evitare che un movimento sbagliato procuri profonde ferite causate dai bordi taglienti della conchiglia.
Coltello a goccia Coltello per il taglio del formaggio grana, usato per aprire le forme e
rompere le scaglie senza alterarne la struttura.
Coltello “archetto”
Coltello utilizzato per tagliare ricotte e formaggi morbidi senza schiacciare la fetta. Ha forma di arco, con un sottile filo in acciaio che funge da lama.
Coltello da macellaio Coltello dalla lama lunga e larga, di spessore sottile, con punta incurvata verso l’alto, utile per affettare la carne cruda.
Coltello per disossare Coltello dalla lama corta (circa 15 cm), stretta, spessa, molto rigida e appuntita, utilizzato per disossare la carne. Coltello trinciante medio forgiato Coltello dalla lama lunga e abbastanza larga, che si restringe in punta, utilizzato in particolare per il sezionamento dei volatili, perché la parte più vicina al manico riesce a rompere ossi non troppo duri.
Coltello per sfilettare
Coltello dotato di una lama non particolarmente lunga, ma estremamente sottile e flessibile, che può essere inserita con facilità tra la spina e la carne del pesce nella fase di sfilettatura.
Coltello trinciante medio forgiato Coltello dalla lama lunga e abbastanza larga, che si restringe in punta, utilizzato in particolare per il sezionamento dei volatili, perché la parte più vicina al manico riesce a rompere ossi non troppo duri.

Arricciaburro Utensile con lamina terminale a gancio dotata di piccole scannellature. Prima dell’utilizzo occorre passarlo nell’acqua calda, per agevolare la formazione dei riccioli di burro.
Esattore Speciale forchettina lunga e sottile, con rebbi corti, appuntiti e leggermente incurvati. Utilizzata per estrarre la polpa dalle zampe dei crostacei.

Forbici da pesce Utensile dotato di due lame d’acciaio ben affilate e di discreto spessore; l’impugnatura deve essere comoda, ampia e lunga, per consentire una leva favorevole al momento dell’utilizzo.

Spelucchino
È un coltellino dalla lama a becco, lunga dai 6 ai 9 cm, utilizzato in cucina per tutte le piccole operazioni inerenti il taglio o la pulitura delle verdure. Forbici da pesce Utensile dotato di due lame d’acciaio ben affilate e di discreto spessore; l’impugnatura deve essere comoda, ampia e lunga, per consentire una leva favorevole al momento dell’utilizzo

Squamatore o squamapesce Utensile dall’aspetto simile a una piccola grattugia, con manico di legno o plastica, dotato di denti metallici non affilati. Si passa sulla pelle del pesce per eliminare le squame. Può essere eventualmente sostituito dalla costa non tagliente di un coltello per disossare.

mercoledì 11 gennaio 2012

LA DISPOSIZIONE DEI POSTI A TAVOLA E IL COMPORTAMENTO DA TENERE A TAVOLA


 
Premesso che se gli invitati sono numerosi e' preferibile disporre un segnaposto davanti a ciascun piatto, per evitare confusioni e disguidi al momento di sedersi a tavola, ecco quali sono le regole da seguire per la disposizione dei posti.
Innanzitutto bisogna alternare un uomo e una donna ed evitare di mettere vicini o di fronte le coppie di coniugi. È necessario poi attribuire la giusta importanza ad ogni ospite ed onorare maggiormente chi si invita per la prima volta.
Il padrone e la padrona di casa occupano i due posti capotavola, l'uno di fronte all'altra, per presiedere al servizio e alla conversazione. Alla loro destra siedono rispettivamente il signore e la signora piu' importanti, alla sinistra quelli che vengono subito dopo in ordine di anzianita' o di importanza. Le altre coppie si alternano, tenendo conto che i parenti, gli invitati più giovani o quelli con cui si ha maggiore confidenza sono i più distanti dai padroni di casa.
 Se chi invita e' una signora sola, dara' il posto capotavola all'invitato più importante; se e' un signore celibe lo dara' all'invitata di maggior riguardo.
Se i commensali sono sei, dieci o più di dieci, la distribuzione dei posti non pone problemi, sia con un tavolo rotondo che con uno rettangolare. Le complicazioni sorgono quando a tavola siedono quattro o otto persone. Se marito e moglie invitano un'altra coppia e il tavolo è quadrato o rotondo, ad evitare che sia le signore che i mariti siano vicini, la padrona di casa siederà di fronte all'invitata, in modo che il padrone abbia l'invitata alla sua destra e il marito di lei di fronte.

Quando il tavolo e' rettangolare la signora avra' alla sua destra sullo stesso lato l'invitato. Sul lato opposto l'invitata sara' alla destra del padrone di casa.
Se gli invitati sono otto e i padroni di casa vogliono conservare i posti a capotavola, sappiano che due uomini e due donne risulteranno necessariamente vicini, qualsiasi forma abbia il tavolo. Per evitare ciò siedera' capotavola solamente uno di loro, o il padrone o la padrona di casa, e avra' di fronte nell'un caso l'invitato di maggior riguardo e nell'altro l'invitata piu' importante: se a capotavola sono il signore e l'invitato d'onore, la signora sara' a destra di quest'ultimo e viceversa.
 
Il momento del pasto e' un momento di relax e di distensione, ma non per questo bisogna lasciarsi andare al punto da dimenticare le buone maniere.



Ecco un elenco di cio' che bisogna o non, bisogna fare a tavola.





                          Prima di sedersi occorre lavarsi le mani. Quando si e' ospiti in casa di qualcuno si arriva con le mani pulite, ma in occasioni particolari si può chiedere il permesso di andare a lavarsele.
             Mangiando non bisogna tenere una posizione curva e troppo vicina al piatto, bensì rimanere diritti, non rigidi, e portare il cibo alla bocca alzando il braccio. Non si devono appoggiare i gomiti sulla tavola, ma tenerli lungo i fianchi.
           Appena ci si siede si spiega il tovagliolo sulle ginocchia. E' da maleducati legarlo intorno al collo o infilarlo nel colletto della camicia. Alla fine del pasto non si ripiega, ma lo si riappoggia alla sinistra del piatto prima di alzarsi. In famiglia, invece, lo si piega per riporlo nel portatovagliolo.
             Prima di iniziare a mangiare si aspetta che tutti i commensali siano serviti e che la padrona (o il padrone) di casa prenda il primo boccone. Se gli ospiti sono numerosi e la padrona invita ad iniziare per non far raffreddare il cibo, è consentito incominciare.
                          Non si deve toccare il cibo con le mani, tranne il pane ed alcuni frutti.
                          Il pane non si taglia ma si spezza. Lo stesso i grissini che non vanno mai morsicati.
                          Se qualche cibo richiede la presenza delle coppette lavadita, non vi si immerge tutta la mano, ma solo la punta delle dita e ci si asciuga poi nel tovagliolo. Non bisogna mai, assolutamente mai, portare alla bocca il coltello.
                          Se i commensali sono numerosi, a dispetto di quanto si e' sempre saputo, si inizia a mangiare appena viene servito il cibo caldo, senza dover attendere che venga servito a tutti. Nel caso invece di cibi freddi o a buffett, occorre attendere l'inizio dato dalla padrona di casa.
                          Il cibo che si trova nel piatto non va tagliato in tanti pezzetti, ma un boccone per volta, mano a mano che lo si mangia.
                          Dopo aver messo un pezzetto sulla posata, si deve subito introdurlo in bocca.
                          Ci si serve dal piatto di portata con le apposite posate e non si puà adoperare la propria forchetta gia' usata per servirsi ancora. Ugualmente il cucchiaino con cui si è già mescolato il. the' o il caffè non può essere utilizzato per prendere altro zucchero dalla zuccheriera.
                          Il cibo deve rimanere nel centro del piatto: non va schiacciato o spinto verso il bordo.
                          Se una vivanda o una bibita è troppo calda è meglio aspettare che si raffreddi, per evitare di fare boccacce dopo essersi scottati. È molto maleducato soffiare sul cucchiaio o sul piatto per raffreddare il cibo.
                          Prima di mangiare un boccone bisogna fare attenzione che non contenga qualche parte di scarto, per non essere poi costretti a sputarla.
                          I noccioli della frutta o le parti di scarto, inavvertitamente messe in bocca, non si lasciano cadere direttamente nel piatto. Se sono stati portati alla bocca con una posata si fanno scivolare su di essa e poi sul piatto, se con le mani si depongono nella mano chiusa a pugno che li riporta sul piatto.
                          Le posate si usano facendo il meno rumore possibile. Il cucchiaio non deve essere riempito troppo, perchè portandolo alla bocca una parte del contenuto potrebbe ricadere nel piatto.
Per raccogliere le ultime cucchiaiate di minestra il piatto fondo va inclinato verso il centro della tavola. Finito di mangiare, il
                          cucchiaio rimane nella fondina perpendicolare alla persona. Se si è bevuto il brodo in tazza, invece, il cucchiaio andrà posato sul piatto sottotazza.
                          Il consommé in una tazza coi manici e qualsiasi bevanda servita in tazza vanno bevuti direttamente da essa. Il cucchiaio, che non deve mancare, serve solo per mescolare.
Quando si smette un attimo di mangiare per bere o per parlare, si mettono le posate obliquamente con le punte del coltello e della forchetta che si incrociano, con i rebbi della forchetta all'ingiù e la lama del coltello verso il centro del piatto. Non e' per niente fine appoggiarle come i remi di una barca.: una a destra ed una sinistra del piatto con la punta sul bordo e il manico sulla tovaglia.
                          Quando si e' finito di mangiare si lasciano le posate sul piatto, perpendicolarmente alla persona con i manici sul bordo.
                          Prima di bere e dopo aver bevuto bisogna pulirsi le labbra con il tovagliolo: prima per non lasciare sgradevoli impronte sul bicchiere e dopo per asciugarsi la bocca.
                          Con la bocca piena non bisogna bere e ancor meno parlare.
                          Versando da bere non si deve riempire il bicchiere fino all'orlo. La stessa regola di non riempire troppo le tazze o i bicchieri deve essere osservata da chi versa il tè, il caffè o i liquori. Nel bere non bisogna alzare troppo il braccio o sollevare il mignolo.
                          Mentre si mastica occorre tenere la bocca chiusa per non produrre fastidiosi rumori. Se per disgrazia a qualcuno dovesse sfuggire un ruttino, cerchi di soffocarlo il più possibile coprendosi la bocca con il tovagliolo o con la mano, dopo di che si scusi con gli altri commensali.
                          Le salse dense non vanno versate sul cibo, ma messe sul piatto accanto ad esso. I condimenti liquidi invece si versano direttamente sulla carne.
                          Non e' permesso "fare scarpetta", raccogliere cioè la salsa nel piatto con un pezzetto di pane.
                          I biscotti o il pane non vanno intinti nel caffè, nel tè, nella cioccolata e tantomeno nel vino.
                          Per mangiare il pesce non bisogna usare il coltello normale: se manca quello da pesce si usa solo la forchetta e ci si aiuta con un pezzetto di pane.
                         Le uova, tutti i cibi molli e l'insalata si mangiano con la sola forchetta.
                          Non si possono rifiutare le pietanze che vengono offerte, neppure se non piacciono.
                          Quando non si vuole che il bicchiere venga riempito, non lo si copre con la mano, ma si fa un semplice cenno.
                          Occorre sempre dire "per favore" e "grazie" quando si chiede al commensale vicino di passare qualche cosa.
                          Non e' ammesso usare stuzzicadenti per rimuovere i pezzetti di cibo che si sono incagliati nei denti. Se il fastidio è insopportabile si chiede scusa agli altri commensali e si va un attimo in bagno.
Se capita di trovare un capello o qualcosa di sporco nel piatto lo si toglie il più discretamente possibile, in modo che gli altri commensali non notino lo spiacevole incidente. Se la padrona di casa si accorge che c'è qualcosa che non va, prega l'ospite di non toccare il cibo e provvede rapidamente a sostituirgli il piatto.
                          Quando si è al ristorante si può chiedere al cameriere di portare un nuovo piatto. Gli altri convitati faranno finta di nulla e non indagheranno sull'accaduto.
                          A tavola non bisognerebbe mai fumare. Chi non sa resistere, dopo aver chiesto il permesso della padrona di casa, può accendersi una sigaretta, non prima però del dessert.

martedì 10 gennaio 2012

Oggi parliamo di …… Az. Bellenda


Oggi, moltissime aziende producono prosecco, ma poi se andiamo a vedere chi realmente lo produce , probabilmente possiamo  contare s’una mano i vari vigneron.
L’Az. Bellenda, è una di queste.
Lo dico subito, che io per le bollicine ho un debole, ma questa azienda, fa degli ottimi prodotti.
L’azienda si trova nel cuore della zona di produzione del Prosecco Doc di Conegliano Valdobbiadene. Immersa nelle colline di Vittorio Veneto a pochi chilometri dalle Dolomiti e da Venezia. Bellenda produce non solo spumanti ma anche vini tipici dei  Colli di Conegliano e della Marca Trevigiana.
 Uno dei miei preferiti è S.C. 1931 Metodo Classico  Brut Prosecco Superiore dedicato al padre , il signor Sergio Cosmo. Prodotto ad uve di Glera.
Chi ha il piacere di trovarsi con un bel calice di questo vino in mano potrà gioire di fronte ad un vino bianco che ha un bel colore Giallo paglierino con riflessi verdolini, con delle
bollicine fini e molto persistenti. Al naso si rivela abbastanza intenso con profumi che ricordano la frutta di fine estate , il tutto attorniato da  una bella nota di agrumata.  Assaporandolo ci  colpiranno  soprattutto  le bellissime bollicine eleganti piccole ma decisamente imponenti . E’ un vino secco, caldo, decisamente sapido,bevuto fresco ti fa riscoprire emozionanti sensazioni .
Buona la persistenza con un bel finale di pera William.
Oltre al’S.C, un altro vino , sempre splendido a mio avviso è il Metodo Classico Oro  Talento Extra Brut.

 
Ai miei clienti quando glielo propongo inizio sempre con il chiamarlo uno dei pochi Champagne fatti in Italia. Viene prodotto da uve di Pinot Nero e Chardonnay , Uve che conferiscono al vino la struttura e la morbidezza.
E’ uno dei pochi vini italiani importanti che possono permettersi di Chiamarsi Champagne .Il vino prima di essere venduto compie una lunga vita in cantina. 
Si pensi che la sboccatura avviene dopo un riposo di oltre cinque anni. Il colore è dorato, la spuma abbondante e il perlage finissimo e
persistente. Al naso esprime aromi di pane, di fiori e di vaniglia, in bocca è vivace, vellutato e di straordinaria eleganza.