Visualizzazione post con etichetta nuvelle cucine. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta nuvelle cucine. Mostra tutti i post

mercoledì 23 gennaio 2013

Il profumo proibito delle spezie ma non solo...


    Amo viaggiare, sia fisicamente, sia mentalmente quando leggo un libro. 




    Più un libro mi appassiona più mi immedesimo fra le righe dei vari personaggi. 
    Più un luogo mi affascina,


     più mi viene la voglia di andare a scoprire quelle viuzze cariche di odori e profumi che caratterizzano il luogo dove mi trovo.
    Annuso tutto quello che è possibile.


    Il profumo più inebriante è quello dei bambini piccoli....sanno da biscotto..da burro..da tutte quelle cose che ti fanno perdere la testa.


    Le spezie ad esempio sono affascinanti...sono afrodisiache .... sono uniche.
    La prima volta che sono stata in un paese arabo sono stata rapita dai vari Suk , da quello  più semplice di Tunisi ( avevo 11 anni quando ci sono stata la prima volta) a quello di Marrakech.... visto e vissuto con la gente del posto....è magia allo stato puro!



    Ma, nella vita di tutti i giorni un profumo ..un odore lo trovi anche sfogliando le pagine di un libro che può già rapirti per portarti in paesi lontani già a partire dal titolo.


unico il libro..ma 2 copertine diverse ..sempre edito dalla Garzanti..



    Una tenera amicizia che diventa un innocente ed impossibile amore, una passione capace di sfidare il tempo in contrasto alla barbarie della guerra e al razzismo diffuso, sono ben descritti da Jamie Ford nel suo romanzo “Il gusto proibito dello zenzero”  Henry Lee e Keiko Okabe hanno entrambi 12 anni, lui è cinese e proviene dal quartiere di Chinatown, lei giapponese di seconda generazione “gli zigomi delicati, la pelle perfetta e liscia“, abita nel quartiere nipponico di Nihonmachi.
    Nella Seattle del 1942, un anno dopo Pearl Harbour, dove la popolazione giapponese viene considerata nemica, i due ragazzini stringono un’amicizia speciale a dispetto di tutto e di tutti in un’epoca difficile della storia americana.
    Entrambi osteggiati alla Rainier, la scuola per bianchi che frequentano, forse anche perché costretti a subire le stesse imposizioni e angherie, nel corso del tempo l’amicizia si trasforma in amore, il primo amore, quello che si ricorda per tutta la vita. Mentre Keiko e la propria famiglia sono internati nel campo di concentramento di Camp Harmony, nel quale tutti i cittadini americani di origine giapponese vengono rinchiusi in base al Decreto Pubblico n.1 emanato dal governo, Henry cerca in ogni modo di lenire le sofferenze fisiche e psicologiche che la famiglia Okabe è costretta a subire.
    Jamie Ford, per metà cinese, scrivendo “Hotel on the Corner of Bitter and Sweetromanzo d’esordio che ha rapidamente scalato le classifiche di vendita mondiali, ha attinto ai ricordi del padre mancato prima della stesura del libro. Anche ad Henry come al padre dello scrittore veniva imposto di uscire con un distintivo appuntato sul petto con la scritta io sono cinese. Allo scrittore va il merito di aver riportato alla luce un episodio vergognoso della recente storia americana, tenuto nascosto per anni anche dalla comunità nipponica che non amava essere associata a chi aveva attaccato gli USA. Lo stile dell’autore è semplice e lineare, la trama assolutamente convincente, il libro è diviso in capitoli che si alternano tra passato e presente. Dal ‘42 dove viene narrata l’infanzia difficile di Henry e il suo rapporto con Keiko, si passa al presente del 1986 nel quale un adulto Henry, vedovo di recente e con un unico figlio Marty prossimo alla laurea, vaga per la città alla ricerca dello spirito perduto del suo primo amore.
    L’Hotel Panama “un luogo sospeso tra due mondi…“, albergo in disuso che raccoglie nel suo scantinato brandelli di vita delle famiglie giapponesi internate nei “campi di rilocalizzazione per il periodo bellico” rappresenta il “trait d’union” tra le due epoche, la memoria della loro storia d’amore e il luogo nel quale tutto è iniziato e dove tutto può finire. Nella Seattle, Emerald City patria del jazz ricostruita perfettamente in ogni suo dettaglio i giovanissimi innamorati provano l’ebrezza dello zenzero giamaicano assaggiato nel mitico Black Elks Jazz Club dove si esibisce il proprietario Oscar Holden realmente esistito, e dove suona il grande amico di Henry, Sheldon Thomas raffinato jazzista di colore, per il giovane una sorta di guida spirituale. Ben tratteggiata è inoltre la figura della Signora Beatty, con le sue luci e le sue ombre. Ma forse in realtà sono gli oggetti i veri protagonisti del libro come il parasole giapponese “di bambù, rosso e bianco, con un disegno arancione raffigurante una carpa koi, simile a un gigantesco pesciolino rosso” appartenente a Keiko e il disco a 78 giri di Oscar Holden The Alley Cat Strut che racchiude una promessa.
    Ne Il gusto proibito dello zenzero” passato e presente si rincorrono, si intrecciano, si danno la mano in un incastro perfetto di accurata ricostruzione d’epoca, verità e finzione, dramma, disperazione, tenacia e romanticismo. Ma su tutto prevale l’indimenticabile storia d’amore di Henry e Keiko più forte di ogni pregiudizio paterno o odio razziale che fa di questo romanzo l’ideale regalo da donare alla persona alla quale si vuole bene per festeggiare il 14 Febbraio festa di San Valentino, giorno dedicato a tutti coloro che amano e sono riamati.

    Questo blog non costituisce una testata giornalistica. Non ha carattere periodico ed è aggiornato secondo la disponibilità e la reperibilità dei materiali. Pertanto non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della Legge. n. 62 del 2001.

    Tutti i diritti relativi a fotografie, testi e immagini presenti su questo blog sono di nostra esclusiva proprietà (Lara Elsabetta Belgrado Barzan ) o acquistati/scaricati da siti autorizzati, come da copyright inserito. Nessuno è autorizzato all'utilizzo di alcuna foto o del testo, esso sia parziale o totale in siti o in spazi non espressamente scritti autorizzati da noi.( Tutela della pagina web e di tutta la proprietà intelletuale;L. 248/00,e la'rt. 6 L. 633/41

sabato 29 dicembre 2012

Le tradizioni vanno rispettate. Ma con TESTA


Se ci mettiamo a fare la conta, forse una persona su un milione, in questo momento  sta pensando a cosa farà la notte del 31 dicembre.
Noi, stiamo programando le cene dei nostri clienti che hanno prenotato e che veranno a prendere nel pomeriggio, senza parlare del lavoro che ci rapirà per qualche ora nel corso della cena in ristorante.

Da mamma, invece, iniziano le preoccupazioni. Una delle tanti frasi che ci martellano in testa ...speriamo che non bevano...speriamo che non facciano tardi...speriamo che non corrino in auto.
La campagna pubblicitaria però più chiara che urla in modo inevocabile di fare attenzione è questa:


                                                     ......non serve aggiungere altro!!!!


Ma il 31 dicembre è comunque simbolo di festa, di gioia, di spensieratezza.

Ma la tradizione culinaria italiana verrà anche quest'anno garantita?

Io, penso di si!

Il capodanno è una festa allegra, ma anche un pò malinconica, tra ricordi e aspettative per il nuovo anno, ci sono una serie di tradizioni, simpatiche e antiche, e riti scaramantici, da rispettare o meno!
Domanda.... chi di voi non mangerà le lenticchie?
Dal Nord al Sud, in tutte le tavole per il cenone di Capodanno le lenticchie faranno capolino! Mangiare questi legumi, si dice, porta soldi per il nuovo anno! La logica è che ogni lenticchia è una moneta.




Volete non parlare del cotechino o dello zampone?
Io da friulana, sponsorizzo il cotechino , magari accompagnato dalla Brovada ( piatto nostro tipico a base di rape cotte macerate per mesi nel vino).
Re indiscusso della tavola rimane comunque  lo zampone! La carne di maiale, grassa e nutriente, che portano abbondanza e prosperità! Ricordatevi..del maiale non si butta via niente!!!!





Vogliamo dimenticarci dell'uva ..dei melograni...della frutta secca...o dei datteri?
Si dice ”Chi mangia l’uva per Capodanno conta i quattrini tutto l’anno“, così recita un antico detto popolare! Questa tradizione ci è stata tramandata dagli spagnoli che associano l’uva alla prosperità economica .Ricordatevi che  Dodici sono i rintocchi delle campane a mezzanotte, quindi, 12 devono essere i chicchi mangiati. Uno  per ogni rintocco.
La tradizione invece del melograno invece è legata al suo bel colore rosso carminio, indice di passionalità, mentre i suoi piccoli chicchi sono legati alla fecondità e alla fedeltà della persona. La frutta secca e i datteri invece sono segno di certezza di dar da mangiare alla famiglia nei periodi di carestia.
Altra domanda....chi di voi non indosserà della biancheria rossa? Penso molto pochi!



 indossare biancheria intima rossa la notte tra il 31 dicembre e il primo gennaio porta fortuna e amore. Attenzione, però! Va buttata il giorno dopo!..altrimenti pianti...per tutto l'anno.

Un bacino sotto il vischio...ce lo diamo?


Il vischio porta fortuna, protezione e amore! Baciarsi sotto il vischio è di buon augurio per l’anno nuovo! Si appende alla porta di casa come buon auspicio e si dice che una donna che si trova da sola sotto il vischio e non viene baciata, non si sposerà per tutto l’anno! Non  chiedo alle signore di provare!!!!

E la finestra non vogliamo spalancare?

La tradizione vuole che aprendo la finestra di una stanza buia poco prima della mezzanotte, gli spiriti cattivi si allontanano! Apritene, però, un’altra in una stanza illuminata per fare entrare gli spiriti del bene! Si dice, inoltre che far entrare un prete in casa porterà fortuna!


Il primo dell’anno bisogna uscire, sempre, con le tasche piene di soldi ..meglio se monete! quando  Questa usanza è di buon auspicio per il futuro economico del nuovo anno!



Andate a fare gli auguri ai nonni..meglio ancora ai bisnonni. Auguratevi di incontrare per strada una persona anziana o un gobbo! L’anziano vi porterà una vita longeva, il gobbo la fortuna!



I Fuochi d’artificio sono meravigliosi. Si usa spararli come buon augurio, in quanto si dice che il rumore provocato dai botti cacci via anche gli spiriti cattivi....... ma fateli a fare a chi è autorizzato .... io vi ricordo la pubblicità progresso



Buon Anno a tutti...... ma proprio a tutti.


    Questo blog non costituisce una testata giornalistica. Non ha carattere periodico ed è aggiornato secondo la disponibilità e la reperibilità dei materiali. Pertanto non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della Legge. n. 62 del 2001.

    Tutti i diritti relativi a fotografie, testi e immagini presenti su questo blog sono di nostra esclusiva proprietà (Lara Elsabetta Belgrado Barzan ) o acquistati/scaricati da siti autorizzati, come da copyright inserito. Nessuno è autorizzato all'utilizzo di alcuna foto o del testo, esso sia parziale o totale in siti o in spazi non espressamente scritti autorizzati da noi.(
    Tutela della pagina web e di tutta la proprietà intelletuale;L. 248/00,e la'rt. 6 L. 633/41)

martedì 24 gennaio 2012

Il Novecento.....e la nouvelle cousine


Sia per i grandi mutamenti storici che per il notevole sviluppo tecnologico, il Novecento ha trasformato profondamente la società. La nascita dell’automobile consentì a persone e merci di viaggiare e spostarsi più rapidamente. Nel 1900 esce la prima “Guida Michelin”, una pubblicazione nata in Francia, destinata ai primi automobilisti gastronomi allo scopo di illustrare le caratteristiche dei ristoranti di qualità presenti sul territorio. Più limitato rispetto alla Francia anche in Italia venne a svilupparsi un certo fenomeno gastronomico testimoniato dalle diverse pubblicazioni di quel periodo. Nel 1909 si pubblicò la nuova cucina delle specialità regionali dove per la prima volta si scrissero le ricette delle regioni italiane.
La cucina contemporanea
Dopo la guerra la cucina europea era distrutta: poco cibo disponibile, per di più razionato, non consentiva di fare grandi cose tra i fornelli e la ripresa gastronomica dovette aspettare gli anni ‘60 per riscoprire un forte dinamismo. Il boom economico che avvenne in seguito portò in ogni casa il frigorifero, il forno, e gli elettrodomestici. Successivamente l’entrata della donna nel mondo del lavoro ha innescato un cambiamento nel modo di mangiare. Il tempo sempre più limitato per cucinare fa sostituire i piatti di lunga preparazione tipo polenta, legumi, frattaglie, con fettine di bovino e petti di pollo da cucinare velocemente ai ferri. Dal canto suo anche l’editoria culinaria ha seguito questo fenomeno proponendo ricettari facili e semplici e per la prima volta anche con un occhio sempre più attento all’aspetto calorico e dietetico, ne è l’esempio “il Cucchiaio d’Argento”.
All’inizio degli anni ‘70 gli aspetti gastronomici che si sono sviluppati e ampliati sono principalmente tre:
1)La ripresa delle tradizioni regionali rilanciando l’artigianato alimentare locale questo contemporaneamente allo sviluppo del turismo.
2)L’utilizzazione di modelli di cucina rapida, attenta alla dietetica, utilizzando sistemi di cottura come il vapore o apparecchiature di nuova concezione il forno a microonde e la cottura sottovuoto.
3) La nouvelle cousine .
in Francia verso la metà degli anni ’60 si affermò una nuova tendenza culinaria denominata da due giornalisti esperti di gastronomia “Nuova Cucina” o in francese Nouvelle Cousine. Ma torniamo un attimo indietro nel tempo e ricolleghiamoci un tantino alla cucina di Escoffier. Se ricordate parlando dell’Ottocento ho menzionato quanto Escoffier avesse fatto per far diventare grande la cucina francese attraverso l’uso di salse, marinature, lunghe preparazioni e ricette comunque sfarzose. Con l’andar del tempo alcuni cuochi vollero alleggerire gli schemi classici. Il primo in assoluto fu Fernand Point che cercò di semplificare e diminuire i tempi di preparazione delle cotture  
Il suo motto era: Tutte le mattine si deve ricominciare da zero. Senza niente sul fornello. Questa è la cucina.
Posso sintetizzare in breve quali sono le regole sulle quali si fonda la Nouvelle Cousine:
· Il rifiuto delle complicazioni culinarie e la riscoperta della semplicità.
· Diminuzione dei tempi di cottura
· L’utilizzo esclusivo di quanto offre il mercato senza ricorrere a alimenti fuori stagione.
Su questo punto mi permetto di riportare ciò che un mio maestro e amico Bernard Fournier scrive sul menù del suo ristorante troppa varietà non può garantire la qualità. E ancora preferiamo che un piatto manchi dalla carta momentaneamente piuttosto che accontentarci di una qualità inferiore che potrebbe non soddisfarvi.

· Riduzione delle quantità di piatti inseriti nella lista dei ristoranti
· Abbandono delle lunghe marinature e frollature
· Sostituzione delle salse troppo grasse e pesanti con salse più leggere e digeribili
· Valorizzazione della cucina regionale
· Ricerca di una cucina dietetica e povera di grassi
· Valorizzazione della creatività e della fantasia nella creazione di nuove ricette nelle quali siano introdotti ingredienti mai utilizzati e sperimentati nuovi accostamenti.

La cottura delle verdure è fatta al dente, vengono abbandonati i fondi di cucina e le besciamelle. Nouvelle cousine è anche scambio e collaborazione tra cuochi eliminando un po’ di quella gelosia e rivalità che è tante volte necessaria ma se troppa non porta da nessuna parte. In Italia la lancia nell’ ’80 Gualtiero Marchesi che, dopo aver fatto molta esperienza in Francia, pubblica anche un libro dove raccoglie le ricette rivisitate della sua cucina creativa “La mia nuova grande cucina italiana”.
Le mode cambiano, si trasformano, si destrutturano usando un termine della cucina di Ferran Adrian che lancia la moda dei sifoni, che passeranno anche loro di moda. Ma per me la cucina che non passerà mai di moda è quella fatta col cuore, quella che ci ricordiamo e che vogliamo a tutti costi tramandare, perché per noi è stata unica e ci ha lasciato quel sapore e quel ricordo in quell’attimo, in quel momento, che nonostante tutto chiamiamo vita.