venerdì 13 luglio 2012

La Gioielleria del gusto: grazie a tutti e ancora 1000 collaborazioni come ...

La Gioielleria del gusto: grazie a tutti e ancora 1000 collaborazioni come ...: splendida la serata della ribolla, e ringrazio le delegate del consorzio della ribolla per averci fornito il materiale storico su qu...

grazie a tutti e ancora 1000 collaborazioni come queste






splendida la serata della ribolla, e ringrazio le delegate del consorzio della ribolla per averci fornito il materiale storico su questo vino e per averci autorizzato ad inserirlo nel nostro blog. è così bello quando ci si aiuta nella divulgazione di un prodotto o di una notizia...che non serve a nulla copiare il lavoro degli altri...
inoltre devo ringraziare di cuore un collega chef e autore di un suo blog di divulgazione enogastronomica.
Questo collega è Riccardo Camertoni creatore del blog www.angolodelgusto.it.

Basta poco, a questo mondo per non essere banali, ma purtroppo a volte ci si dimentica di dire grazie, e essere onesti con chi si collabora in questo mondo di internet.


 

sabato 7 luglio 2012

La Gioielleria del gusto: La ribolla un vino moderno perchè antico

La Gioielleria del gusto: La ribolla un vino moderno perchè antico: Bene, riesco finalmente a prendermi 5 minuti per me. Le corse che faccio fra ospedali lavoro e casa, non mi lasciano molto tempo... Me...

La ribolla un vino moderno perchè antico



Bene, riesco finalmente a prendermi 5 minuti per me. Le corse che faccio fra ospedali lavoro e casa, non mi lasciano molto tempo...
Mercoledì 11 luglio faremo una serata a Ribolla Spumantizzata, con cena in abbinamento.
Premetto che il materiale sulla ribolla l'ho trovato in siti istituzionali. Tengo a precisare questo, perchè la proprietà intellettuale è sacra, e mai mi permetterei di rubare, come fanno in tanti materiali da altri siti.
La ribolla Spumantizzata nasce dal vitigno della Ribolla .

"Antichissimo vitigno coltivato in Friuli-Venezia Giulia nelle province di Gorizia  
e Udine, nelle colline slovene della "Goriska  Brda" e, per il passato, in Istria. Trattasi di un vitigno autoctono della provincia di Gorizia; per  taluni Autori la Ribolla corrisponderebbe all'"Avola" dei romani. Altri sostengono che il "Pucinum" romano avesse come base la Ribolla.  Passando alla storia relativamente più recente, numerose sono le citazioni del "Vino  Ribolla" come vino di qualità primaria tra i diversi vini del Collio, usato spesso come "rappresentanza" in segno di omaggio ed 
amicizia agli illustri personaggi del momento."  Così esordisce Angelo Costacurta nella sua preziosa ricerca "RIBOLLA" che gli valse il premio "RISIT D'AUR 1977" e che   riassumiamo da "AGRICOLTURA DELLE  VENEZIE N° 8/1978". Prosegue l'Autore: "Ricco di citazioni a tale proposito è il  Dalmasso, nel III° volume della sua già citata  "Storia della vite e del vino"; dagli "Annali del Friuli" di F. Manzano, si ricorda che nel XII secolo il Friuli forniva alla Repubblica di Venezia la Ribolla del Collio. In un documento di compravendita di un  terreno sito in comune di Barbana nel 1376, si precisa che da tale appezzamento il colono ricavava "sex urnas raboli". La presenza del  vino Raibola (o Ràbola) dell'Istria e del Collio, nel Friuli, risulta anche da un documento stilato   ad Udine nel 1324. Il 1327 viene  malinconicamente citato come un' annata di  scarsa produzione di vini, soprattutto di vino   "Ribolla". La Ribolla veniva offerta come segno di
devozione ai luogotenenti al loro primo ingresso  in città, o devozione ad illustri personaggi in 
visita alle stesse; documentazioni in tal senso  risalgono agli anni 1365-1368-1393. Come 
segno di omaggio nel 1565 il Comune offriva al  Patriarca Marquardo, per la sua prima venuta ad 
Udine, un'orna del vino Ribolla (vegiete Rabioli); nel 1568 offriva al Duca di Baviera 28 
bocce di Malvasia e 26 bocce di Rabiola. Inoltre  il Senato Veneto invia all'Imperatore Carlo V 
"do bote de vin" di Rosazzo (Ribolla). La fama  della Ribolla ebbe così modo di espandersi, 
tanto che verso la fine del '300 il "Rainfald" era  variamente decantato da cronisti e poeti  tedeschi. Lo stesso Boccaccio cita la Ribolla in  una sua requisitoria contro gli eccessi della  gola.  La predilezione tedesca per questo vino  porta il Duca Leopoldo III di Austria, sempre  secondo il Dalmasso nell'opera citata, a  chiedere che nell'atto di dedizione della città di  Trieste, venga inserita la clausola che obbligava  la città a rifornirlo annualmente di 100 orne di  vino Ribolla del migliore. Tale clausola doveva  essere molto diffusa nei contratti di pace o di  dedizione tra le città, dato che secondo il  "Codice diplomatico istriano" dell'anno 1384,  anche la isola d’Istria, dove a quei tempi la  Ribolla era diffusa, doveva al comando di S.  Maria di Aquileia "urnas centum duas de  Ribolio solito".  Costacurta ricorda che:  "Nel "Libro del Cancelliere" fiumano A.  di Francesco de Reno, si può trovare una  ordinanza datata 28.12.1446, contro coloro che  commettevano la frode di smerciare del vino  "forensem" "dicentas quod sit Ribola cum non  sit". La protezione di cui godeva tale vino 
risulta anche da un documento della città di 
Fiume del 1445, in cui si disponeva che ogni  partita di Ribolla fosse accompagnata da una  dichiarazione ufficiale del luogo di provenienza.  Si hanno anche notizie dell'evoluzione del  prezzo del vino Ribolla: nel 1365 l'orna di vino  Ribolla venne pagata nel Comune di Udine 50  grossi; nel 1365 la Rabiola veniva pagata 21  piccoli la boccia, per passare nel 1407 a 2  denari la boccia e così via. La città di Pavia,  inoltre, nel 1390 stabiliva la tassa di un fiorino  per ogni brenta di vino Ribolla importata".  Più volte il wine maker e giornalista  friulano Walter Filiputti cita la Ribolla nei suoi  scritti sul "Vigneto Friuli". Tra l'altro nel suo  pregevole " TERRE, VIGNE E VINI DEL  FRIULI-VENEZIA GIULIA (1983) egli ricorda  che "il vitigno ha diversi sinonimi:  "Rebolla";"Ribuèle"; " Ràbuele"; "Ribuèle  zale"; "Ribolla di Rosazzo"; "Raibola";  "Ràbola"; "Rèbula" (nella parte slava del  Collio). Secondo Filiputti "è uva da sempre  coltivata in Friuli. Il primo documento risale  alla fine del Medioevo; il lontano 1299 e si  riferisce a degli atti del notaio Ermanno di  
Gemona in"Notariorum Joppi". Trattasi di un  contratto di vendita. La sua coltivazione doveva 
essere estesa se nel 1376, in un documento di  compravendita sito in comune di Barbana  (Collio), si precisa che da tale appezzamento il  colono ricavava "sex urnas rabioli".  La presenza di tale varietà era diffusa  sia sulle nostre colline che in Istria ed è  confermata da un documento stilato a Udine nel  324. E nel tracciare il profilo dell'annata 1327  la si definisce di scarsa produzione di vini,  soprattutto di vino Ribolla. Era la Ribolla il  vino che veniva offerto dal Comune di Udine ai  luogotenenti quando facevano il loro primo  ingresso in città: documentazioni in tal senso  risalgono al 1364, 1368, 1393. Il Comune stesso  decise, per difendere e garantire il vino, di  emanare nel 1402, la nuova riforma dello  statuto dei giurati della Città. E tale statuto  riguardava anche il controllo del vino: "Gli osti  non possono tenere vasi di capacità minore di  una boccia (litri 0,6) e debbono vendere il vino  secondo il calmiere fissato, e dare la misura  giusta; giurino ogni quattro mesi non avervi  posto allume di rocca, specialmente nella rabiola (Ribolla), né possono mescolare vino terzano o comune con rabiola de colli oppure d'Istria, né con vino straniero". E sempre il Comune di Udine offriva in segno di omaggio al Patriarca Marquardo, per la prima volta a  Udine, un'orna del vino Ribolla: era il 1565; nel 1568 al duca di Baviera venivano donate 28 bocce di Malvasia e 26 di Rabiola. E il Senato veneto, nell'ottobre del 1592,  decretava di inviare all'Imperatore Carlo V, che  stava per arrivare nel territorio della  Repubblica, "do bote de vin " di Ribolla; il  cronista ci assicura che l'Imperatore "gustò"  molto il dono. Il vino era talmente conosciuto  che lo stesso Boccaccio cita la Ribolla in una sua requisitoria contro gli eccessi della gola. Erano i tedeschi i grandi estimatori di tale vino; il duca Leopoldo III d'Austria chiede che nell'atto di dedizione della città di Trieste venga inserita la clausola che obbligava la città a rifornirlo ogni anno di 100 orne di Ribolla, e del migliore. In tempi a noi più vicini - verso la fine del '700 - il medico Antonio Musnig nel suo  "Clima goritiense" mette la Ribolla al primo posto tra i bianchi friulani. Dopo il periodo di  oscurantismo provocato dalla fillossera,  dall'entusiamo e forse dalla curiosità sollevata dai vini d'Oltralpe, la Ribolla sta riprendendo la sua giusta dimensione: viene coltivata  unicamente in collina, (sia sul Collio che nei  Colli orientali) e di essa si hanno due varietà: quelle più conosciuta e in grado di dare il vino migliore: la Ribolla gialla; e quella verde, di minor pregio e pertanto poco diffusa. Esiste anche una Ribolla nera o "Pòcalza" (in sloveno)  che dà origine allo "Schioppettino" ". Sin qui il Filiputti.Ma torniamo al lavoro di Costacurta, il quale ricorda che: "La Ribolla è ancora importante verso la fine del ’700, anche se A. Zanon, nel 1767, lamenta la decadenza dei vini italiani e tra questi la "Ribuole", che cedevano il passo  all'avanzare dei vini francesi. Nello stesso  periodo, il medico Antonio Musnig nel suo "Clima goritiense" ritiene la Ribolla (Rebulla), soprattutto quella di Rosazzo al primo posto tra i vini bianchi friulani, per dolcezza e generosità; la Ribolla è anche il vino più prodotto tra i  bianchi del Collio. Ci informa inoltre che il vino  Ribolla è molto ricercato dagli abitanti della Carinzia e Carniola. Nel 1825 l'Acerbi cita fra le varietà  coltivate nei contorni di Udine una "Ribolla  verde" e una "Ribolla gialla". La diffusione del  vitigno, anche in zone non tradizionali, risulta  dalla "Ampelografia Provinciale Trevigiana" del 1869, dove risulta che sulle colline di   Conegliano e Vittorio Veneto, si è introdotta verso il 1855 dal Friuli, la Ribolla bianca o Ribolla del Friuli. Col nome di Ribolla bianca, viene elencata anche nel "Saggio di una ampelografia universale" (1877) di Giuseppe di Rovasenda. 
Dall'"Elenco descrittivo dei vecchi vitigni coltivati nel Veneto" del G.B. Zava  (1901) si può supporre l'esistenza di una  "Ribolla bianca", di una "Ribolla nera" e di una  "Ribolla verde". Una descrizione ampelografica più recente si può trovare nell'"Atlante ampelografico" del G. Poggi (1939) relativa alla "Ribolla gialla", dove viene considerata, da tale Autore, sia come uva da vino che da consumo diretto. L'Autore ne consiglia la sostituzione con altri vitigni ritenuti in grado di fornire produzioni qualitativamente migliori (Tocai, Traminer ecc.). Fino agli inizi del '900 la Ribolla veniva coltivata in tutto il Collio, anche in mescolanza con vecchi vitigni locali, tipo "POGROZNICA" , "PICA", e"GLERA", fornendo un ottimo vino frizzante. Negli anni '60, nella parte italiana del Collio, è venuto meno l'interesse per la Ribolla, crescendo, per contro, la simpatia per altri vitigni quali Tocai friulano, Pinot bianco e grigio, Sauvignon, Traminer e Riesling. Nel Collio sloveno invece si è creduto maggiormente nelle potenzialità del vitigno, che negli anni '80 rappresentava oltre il 65% della produzione totale. Solo nell'ultimo decennio l'introduzione di varietà "universali" a bacca bianca è stata nella "GORISKA BRDA", prerogativa della generalità dei viticoltori.

Per altre notizie sulla ribolla vi aspettiamo mercoledì a cena .......



 


domenica 3 giugno 2012

Un po' di oriente nel nostro frenetico occidente


Era Luglio dell'anno scorso , quando all' Hosteria dei golosi abbiamo organizzato una cena che spaziava nella cultura gastronomica a partire dall'oriente per finire in occidente. E' stata una serata magica, e molto affascinante.
Una pentola tipica nella cucina orientale ma poco usata nella nostra è il WOK.
E' una pentola tutta da scoprire, è altamente versatile e facile da usare.La particolarità di questa pentola sta nel fondo . Questo infatti è arrotondato per permettere al calore della fiamma di distribuirsi rapidamente all'interno e in modo uniforme. La cottura del cibo avviene in modo molto rapido , mantenendo  il sapore , e le sostanze nutrive rimangono quasi inalterate.
Il wok tradizionale è fatto di ghisa o di ferro e può avere uno o due manici. Ora in commercio li trovate anche in materiale antiaderente.



Sembra quasi impossibile, ma con la stessa pentola puoi  cucinare al vapore, al cartoccio, puoi friggere, e puoi anche fare un umido. Tutto questo grazie agli accessori che permettono tutti questi differenti usi.
Fra le varie tipologie di cottura io preferisco quella al salto , tipica proprio della cucina orientale. Si cuoce a fiamma alta, mescolando in continuazione per far dorare bene il cibo.
Con l'arrivo della bella stagione vi consiglio un Sauté di verdure.

per 4 persone prendete 400 gr di fave sgusciate e fresche
300 gr di cuori di lattuga
1 cipolla di tropea
1 mazzetto di asparagi bianchi e uno di verdi
un 400 di carotine novelle
olio sale e pepe Q.B........ se vi piace al posto del sale e del pepe usate un cucchiaio di soia.
Pulite tutta la verdura e fate dei pezzi di circa 5/8 cm . La lattuga invece , userete le foglie esterne per farvi un'insalata , mentre i cuori li lascierete interi e li userete per questo piatto.
Prendete la cipolla e la tagliate a jullien. La mettete nel wok e  la fate rosolare. Una volta rosolata unite tutte le altre verdure. cucinate per una decina di minuti a fiamma vivace. Se serve unite un po' di brodo vegetale o di acqua calda. Quasi a termine della cottura un bel cucchiao di salsa di soia saltate per due minuti e servite ben caldo...

domenica 27 maggio 2012

Per un incontro romantico


Capita a tutti noi almeno una volta all'anno di vivere una cena romantica.
Anche a me ultimamente è successo, e più esattamente il 23 maggio, giorno del mio anniversario di matrimonio. Quest'anno però avevamo altri  motivi da festeggiare, ossia il ritorno a casa di Giorgio dopo tanto ospedale.
Un mazzo di fiori, qualche candela, due bicchieri di Champagne. .............. e nel nostro caso la confusione solita dei nostri 5 figli.....
Vi posso assicurare però che mi sono impegnata. I piccoli hanno cenato alle ore 19 e per non sentire brontolamenti , cena concessa davanti al televisore con degli splendidi hot dog... carichi di ogni schifezza immaginabile ( a volte bisogna lasciarsi andare anche con le schifezze..)
Per Giorgio e me, invece ho pensato a quello che ci piace , soprattutto centrato come sempre alla stagionalità dei prodotti.
La nostra cena prevedeva :
Un Flan di asparagi con dei gamberi avvolti in pasta filo con una salsa agli agrumi.
Un risotto allo champagne con riso venere , nero di seppia  e tartare di scampi.
Capesante con salsa di panna.
Torta di cioccolato al peperoncino.
Cosa importantissima è stata la scelta del vino per la serata.
Certamente non potevano mancare le bollicine, che io amo terribilmente.
Queste vanno servite belle fresche ( al massimo devono avere 8°) . A me non piace la flute, preferisco un calice con la bocca più larga, ma voi ricordatevi le buone maniere.... IO per la mia serata romantica ho scelto Un 21 luglio dell'azienda Bellenda.
Per cucinare il risotto ho scelto uno Champagne semplice un brut di Pannier.
La preparazione delle basi alcune pietanze sono iniziate il giorno prima.
Come ad esempio il  dolce.
Il pesce l'ho pulito il mattino....non vorrete farvi trovare con le mani che profumano di .......( Blah...vi immaginate il vostro corpo emana un profumo di fiori e le vostre mani di pesce....)
Se proprio volete mettere dei fiori a tavoli metteteli s'un angolo ......se li mettete in centro rischiate di farvi venire il torcicollo.....

sabato 19 maggio 2012